Don Marco ci scrive. La lettera settimanale del nostro Direttore.

Carissimi/e, vi propongo allora qualche riga prendendo spunto dall'ultima lettera del Rettor Maggiore che per la famiglia salesiana è la presenza di don Bosco oggi. In quella lettera riprende le linee programmatiche del Capitolo generale della congregazione e qui vorrei soffermarmi sulla numero 3 "La pedagogia della bontà. Vivere il sacramento salesiano della presenza". La lettera, rivolta ai salesiani, ha spunti interessanti anche per i laici. Tra le altre cose il Rettor Maggiore dice:" Il Papa ci ha parlato della «opzione Valdocco» e del «carisma della presenza», che umilmente mi permetto di chiamare sacramento salesiano della presenza, perché – ne sono convinto – si tratta per noi di un “luogo teologico” di incontro con Dio attraverso la nostra presenza in mezzo ai giovani. Ebbene, il Santo Padre ci dice che «prima delle cose da fare, il salesiano è il ricordo vivente di una presenza dove disponibilità, ascolto, gioia e dedizione sono le note essenziali per risvegliare i processi. Questo vivere la presenza fra i giovani lo possiamo vivere anche a Vigliano a partire soprattutto dai momenti informali e lo possiamo fare tutti, salesiani e laici senza distinzioni di ruoli e di età, nei momenti diversi della giornata, dallo stare in segreteria all'assistere in pausa pranzo, dal misurare la temperatura all'ingresso, al condividere lo stesso locale per la mensa. Anche momenti apparentemente " banali" come il tempo dell'ingresso al mattino possono essere l'occasione per vivere il "sacramento salesiano della presenza".  .Continuando in quella lettera il Rettor Maggiore dice ancora:" Quando dico “sacramento salesiano della presenza”, non mi riferisco solo all’essere fisicamente presente – cosa che ritengo in ogni caso necessaria – e nemmeno all’avere ed esercitare una simpatia naturale o coltivata e colta (che è anche necessaria), ma soprattutto al fatto di vivere questa presenza gentile e dolce come elemento essenziale della nostra spiritualità. L’affetto, la delicatezza, la gentilezza, “l’amorevolezza” – parola italiana che riassume tutto questo in una sola espressione – è, soprattutto, un segno dell’amore di Dio per i giovani attraverso la nostra persona. È il frutto della carità pastorale, è l’amore autentico e vero dell’educatore che è amico, fratello, padre, è l’amore che si manifesta nella presenza con un vero clima familiare, nella generosità del servizio e del sacrificio a favore dei nostri ragazzi e giovani. È una presenza che si concretizza nell’ascolto attento e paziente, nella padronanza di noi stessi e anche nei nostri sforzi per non rovinare mai in un momento ciò che si sta costruendo con tanta fatica. È l’espressione di una vera mistica e spiritualità salesiana: il contenuto di queste due parole non deve spaventarci. È certamente un mezzo e una via magnifica per l’educazione e l’evangelizzazione dei giovani. La presenza salesiana in mezzo ai giovani non è complicata, non è rigida. Accettiamo di interessarci a ciò che interessa loro; siamo felici che essi possano esprimersi in modo spontaneo, essendo se stessi. La nostra è una presenza affettiva ed efficace (e non solo a parole), una presenza da educatore e da amico, che sa essere vicino, che sa parlare al cuore in modo personale e unico. " Contemporaneamente c'è tutto l'aspetto della didattica, dello stare in classe o in laboratorio dove vivere questo essere PRESENZA  e questo si deve accompagnare al resto. Non sarà sempre facile, non sarà scontato, non troveremo sempre immediata corrispondenza nei ragazzi,  ma è ciò che fa la differenza e costruisce un ambiente educativo salesiano. Molti di noi hanno presenti figure di salesiani, di formatori, di educatori che hanno vissuto questo essere PRESENZA  forse il loro ricordo può parlare a noi in modo più efficace di queste semplici righe. Proviamo a ricordarli... buona domenica e....buona settimana. Don Marco
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OPEN DAY al CNOS FAP di Vigliano. Dopo la terza media noi ci siamo!

Open day!
Segnatevi queste date:
Sabato 20 novembre 2021
Sabato 11 dicembre 2021
Sabato 15 gennaio 2022
Orari: 09,00-12,00 / 15,00-18,00

 
 
VI aspettiamo per i nostri OPEN DAY in cui accoglieremo tutti le ragazze e i ragazzi delle terze medie che dovranno scegliere il loro futuro percorso scolastico e formativo.
prenotazione obbligatoria al n° 015 81 29 207 o scrivendo a segreteria.vigliano@cnosfap.net
   
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Al Salone del Libro di Torino il CNOS FAP di Vigliano c’è!

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, nel complesso del Lingotto, tanti studenti e visitatori da ogni luogo d'Italia e non solo d'Italia, giungono, ogni anno, per scoprire cosa l'editoria mondiale riserva per gli amanti della lettura.
Ogni anno anche CNOS-FAP Vigliano raggiunge l'area de Lingotto per entrare dentro la magia del mondo dei libri. Quest'anno a rappresentare la comunità viglianese sono stati gli allievi del terzo anno del corso per operatori meccanici e operatori elettrici.
Curiosi e incuriositi, i nostri allievi, hanno esplorato gli spazi del Lingotto alla scoperta di autori noti e sconosciuti. Profumo di carta stampata, colori nelle copertine dei libri, allestimenti fantasiosi, hanno fatto da ambientazione ad una giornata all'insegna della bellezza.
La formazione professionale è anche questo: non è mero addestramento come talora viene identificata ma è quotidiana ricerca di aprirsi alle porte del bello, del buono e del giusto, attraverso ogni diciplina, non solo tecnica ma anche culturale, tutti aspetti che appartengono alle anime dei nostri ragazzi e che possono cogliere attraverso le loro intelligenze.
Grazie come sempre ai nostri formatori che con passione si avventurano anche in esperienze di condivisione fuori le mura della scuola così capaci di aprire i nostri ragazzi al senso grande della vita condividendo con loro esperienze di comunità che raccontano come la "scuola" non possa e non debba essere un edificio ma debba essere, come la vita, sempre "esperienza".
 
 
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Don Marco ci scrive. Lettera settimanale del Direttore dell’Opera Salesiana.

Carissimi/e, questa settimana vi invito a riflettere con la lettura di un articolo comparso in questi giorni su un noto quotidiano. Scrive Massimo Recalcati, psicoanalista, saggista e accademico che fa una riflessione sulla scuola in Italia.L'autore propone un paragone e parte da una domanda : "Quando gli amori diventano abitudine, lo sappiamo, il desiderio fatalmente si spegne.Quando la loro presenza è data per scontata, allora è autorizzata la distrazione, la trascuratezza, l'indifferenza e persino l'incuria. Non è quello che è accaduto alla nostra Scuola?"
E suscita altre domande anche per noi...propone  considerazioni dove il nostro essere educatori nell'ambiente salesiano è sollecitato a fare la differenza per una scuola che non vesta "i panni logori di un vecchio amore la cui presenza scontata demolisce il desiderio anzichè generarlo". 
Buona lettura e buona settimana! D. Marco
Massimo Recalcati Scuola I valori da riscoprire La Stampa, 12 ottobre 2021 Adesso l'hanno riaperta. E' mancata a tutti. Alle famiglie e ai loro figli. Non sembrava possibile. La Scuola non ha mai fatto tanto sentire la sua presenza come quando è stata assente. Accade solitamente con i vecchi amori, quelli che si danno per scontati e che solo quando si assentano fanno sentire tutta la loro importanza. Molto meno quando sono presenti. Allora suscitano solo noia. Quando gli amori diventano abitudine, lo sappiamo, il desiderio fatalmente si spegne. Quando la loro presenza è data per scontata, allora è autorizzata la distrazione, la trascuratezza, l'indifferenza e persino l'incuria. Non è quello che è accaduto alla nostra Scuola? Mai come nel tempo della pandemia, che ha imposto la sua necessaria chiusura per ragioni sanitarie, la sua esistenza è stata così fortemente invocata. Eppure nel tempo ordinario che ha preceduto l'emergenza dell'epidemia essa non è mai stata davvero al centro del dibattito culturale e politico del nostro Paese. Come un vecchio e scontato amore abbiamo trascinato con noi la sua esistenza, dandola per scontata. Il trauma del Covid ci ha davvero aperto gli occhi? Ci ha fatto davvero vedere l'importanza insostituibile della Scuola non solo per la vita dei nostri figli, ma per la vita del nostro intero Paese? Non è così sicuro, anzi. La sola urgenza che è stata avvertita da tutti è stata quella della sua riapertura fisica. Ma non è stata messa in risalto con sufficiente forza l'apertura come valore etico che deve contraddistinguere la missione sociale della Scuola. Una Scuola chiusa è infatti una contraddizione in termini, poiché l'apertura esprime l'essenziale della funzione culturale e civile della Scuola: rompere i muri del pregiudizio, le barriere della discriminazione, valorizzare il plurilinguismo, il dibattito tra le idee, consentire l'incontro di mondi differenti, sostituire alla violenza e alla prepotenza la legge della parola, erotizzare il desiderio di sapere, essere un vaccino efficace contro le spinte dissipative della giovinezza, aprire sia le teste che i cuori.  L'apertura della Scuola non può, infatti, essere ridotta ad un problema di sicurezza. Se dobbiamo pensare ad un cantiere-Scuola è per ricollocare il tema della sua apertura nel suo più giusto piano che non è tanto quello securitario, ma quello valoriale. Non si tratta solo di riportare i nostri figli a Scuola e di riprendere la normale attività didattica. Certo, questo è un primo e necessario passo. Ma il secondo altrettanto necessario passo sarebbe quello di cogliere l'occasione della ripartenza per porre con decisione la Scuola e la sua funzione di custode dell'apertura come valore davvero al centro del dibattito culturale e politico del nostro Paese. Non è forse questo un altro insegnamento del tremendo magistero del Covid? Un Paese senza ricerca, senza cultura e con una Scuola debole è destinato a perire. Ma allora perché il dibattito sulla Scuola appare totalmente sequestrato dal tema della sicurezza? Non dovrebbe essere questa invece la giusta congiuntura per affermare con forza la sua centralità per la vita del nostro Paese? Una serie di problemi di fondo attraversano la nostra Scuola e attendono non solo e non tanto una soluzione immediata dal fiato corto, ma un pensiero lungo capace di imprimere un orientamento ampio dentro il quale si possano davvero trovare le giuste risposte - quelle dal respiro adeguato - a questi problemi. Non è allora questo il tempo per rivedere l'idea maligna che si è affermata negli ultimi anni che la Scuola sia da pensare e da organizzare come se fosse un'azienda? Siamo sicuri che il peso sempre più ingombrante della burocrazia non schiacci anche gli entusiasmi dei migliori insegnanti? Siamo convinti davvero che una Scuola efficiente sia quella che nutre un sapere tecnico-specializzato e che il criterio che ne deve valutare l'efficacia sia quello meramente produttivo? E' normale che una Scuola che a parole è considerata come il centro di ogni possibile ripartenza abbia proletarizzi drasticamente i suoi lavoratori?  Sono queste solo alcune delle innumerevoli domande che andrebbero poste per ripensare dai piedi la nostra Scuola e la sua vocazione sociale. Se non ora quando? Bisognerebbe incalzare chi si occupa da una vita di Scuola a mettere a disposizione la propria esperienza e che questa esperienza sia riconosciuta dai nostri governanti come essenziale per provare a situare, non solo retoricamente, la Scuola al centro del nostro futuro. Mai come oggi servirebbero degli autentici Stati generali della Scuola, composti da soggetti che sanno di cosa si parla perché hanno dedicato la loro vita alla Scuola. Anziché rincorrere in un inseguimento farsesco, nel lessico e nell'impostazione teorica, i modelli anglosassoni della didattica che sembra assicurino un ideale compiuto di scientificità e di efficientismo empirista, dovremmo invece rivolgere lo sguardo ai nostri grandi padri, alle radici più classiche della nostra straordinaria cultura, dovremmo non dimenticare mai di essere seduti sulle spalle di giganti. Perché come spesso accade un autentico sforzo di innovazione implica sempre una ripresa originale della tradizione dalla quale si proviene. Senza questo sforzo e senza questa ripresa finiremo per fare indossare alla nostra Scuola i panni logori di un vecchio amore la cui presenza scontata demolisce il desiderio anziché generarlo.
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Una grande opportunità di lavoro

Formazione per il Lavoro

Formazione Per il Lavoro è l’offerta formativa messa in campo dalla Regione Piemonte per aumentare i livelli di competenze e occupabilità di tutti i cittadini, con particolare attenzione a quelli più vulnerabili, perché possano inserirsi in modo stabile nel mondo del lavoro.
In questo modo intende intervenire su alcuni dei fattori che non contribuiscono ad incrementare i livelli occupazionali che sono la mancata corrispondenza tra i profili professionali posseduti da chi si candida ad un posto di lavoro e i fabbisogni delle imprese, la distanza tra la formazione teorica dei percorsi scolastici e le competenze tecnico-professionali e le soft skill ricercate dalle imprese e anche le disuguaglianze esistenti tra i cittadini nelle opportunità di accesso al mercato del lavoro.nsomma per fare in modo da una parte che l’aziende possa assumere in coerenza con le sue necessità e i cittadini possano più facilmente inserirsi al lavoro, con un accompagnamento mirato che tenga in conto le esigenze delle persone e i loro percorsi di vita. I percorsi sono rivolti a giovani e adulti disoccupati e occupati finalizzati al potenziamento delle competenze per l’occupazione e l’occupabilità anche al fine di prevenire fenomeni di esclusione sociale e dal mercato del lavoro legati all’obsolescenza delle competenze professionali. Possono essere finalizzati al conseguimento di una qualifica, di una specializzazione professionale, un’abilitazione professionale o una preparazione alle patenti di mestiere o alla validazione di competenze. Il Centro di Formazione Professionale CNOS-FAP di Vigliano Biellese ha costruito la propria offerta formativa a partire dalla rilevazione dei fabbisogni delle aziende del territorio con cui negli anni anni hanno costruito una collaborazione fruttuosa e questo consente loro di fare una proposta concreta alla quale ci si può candidare ed essere selezionati per frequentare i corsi di formazioni, che sono gratuiti. Seguendo i nostri corsi potrai diventare: ADDETTO ALLE MACCHINE UTENSILI A CN: 600 ORE OPERATORE SPECIALIZZATO FISCALE: 600 ORE MANUTENTORE MECCATRONICO DI IMPIANTI AUTOMATIZZATI: 500 ORE TECNICO DELLA BIOEDILIZIA - IMPIANTI: 600 ORE Gli operatori dello Sportello al Lavoro sono preparati accogliere tutte le persone che si candideranno presentando il curriculum e manifesteranno i loro interesse, così da formare gruppi il più possibile omogenei in base ai curriculum di ciascuno di loro. I corsi, che hanno una durata che va da 5 ai 6 mesi, sono rivolti a giovani ed adulti disoccupati perché possono accedere al mondo del lavoro. Prevedono una parte di formazione nei laboratori dei CFP ed una parte sotto forma di stage, direttamente nelle aziende che aderiscono al progetto e saranno interessate a valutare queste candidature per una possibile assunzione. Alcune di esse, infatti, partecipano sia nella fase di progettazione indicando le specifiche competenze necessarie per accedere al mondo del lavoro sia nella fase di formazione mettendo il proprio expertise a disposizione degli allievi. I corsi per occupati hanno durata inferiore perché focalizzati su argomenti specifici e non prevedono formazione/stage in azienda, perché i lavoratori possano avere strumenti per ricollocarsi o consolidare le loro competenze. Tra i destinatari sono ricompresi i titolari di “Buono servizi lavoro” di cui alla D.G.R. 14 marzo 2016, n. 20-3037, i percettori di reddito di cittadinanza che hanno stipulato un Patto per il lavoro ai sensi del DLgs 4/2019, art. 4, co.76 e i lavoratori dipendenti di aziende, posti in CIGS ed a rischio di perdita del posto di lavoro per situazioni di crisi comportanti esuberi lavorativi. L’Associazione CNOS-FAP di Vigliano opera nei settori professionali Meccanico, Elettrico, Termoidraulico, del Benessere e dei servizi alle imprese disponendo di strutture, laboratori e attrezzature adeguati allo svolgimento delle attività formative. Partecipano al processo formativo molte aziende, che hanno dato disponibilità alla collaborazione sia nel fornire indicazioni su quali competenze sono necessarie al momento per accedere al mondo del lavoro sia nel mettere il proprio expertise a disposizione degli allievi nel processo formativo.      
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CORSI PER ADULTI DISOCCUPATI

Ecco il nostro piano corsi per il 2021-2022

ADDETTO ALLE MACCHINE UTENSILI A CN 600 ore Qualifica

MANUTENTORE MECCATRONICO DI IMPIANTI AUTOMATIZZATI 500 ore Specializzazione

OPERATORE SPECIALIZZATO FISCALE 600 ore Specializzazione

TECNICO DELLA BIOEDILIZIA - IMPIANTI 600 ore Specializzazione

a questo link il dettaglio dei percorsi http://piemonteorientale.cnosfap.net/vigliano Il centro di formazione Cnos Fap di Vigliano Biellese è situato in: Via Libertà, 13 13856 - Vigliano Biellese (BI) Potete contattarci ai seguenti recapiti:
  • Tel: 015 81 29 207
  • Fax: 015 81 19 59
  • Email: segreteria.vigliano@cnosfap.net
Gli orari di apertura al pubblico della segreteria sono i seguenti: Lunedì - Venerdì dalle 08:00 alle 10:30 Lunedì - Giovedì dalle 15:30 alle 19:00 Se vuoi ricevere in anteprima le informazioni in merito ai nuovi corsi comunicaci il tuo indirizzo di posta elettronica mandando una mail a info.vigliano@cnosfap.net. L’iscrizione non è vincolante, potrai cancellarti in qualsiasi momento.
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Cari amici vi scrivo. Le riflessioni settimanali del Direttore Don Marco Casanova.

APPUNTAMENTO SETTIMANALE CON IL SALUTO DEL DIRETTORE DON MARCO CASANOVA.
Carissimi/e, questa settimana vi propongo l'intervista recentemente fatta a un prete Armando Testa, autore anche di vari libri sul tema della fede, della sua trasmissione ai giovani,sulla situazione della chiesa in italia oggi. Tra l'altro qualche anno fa era stato anche a Biella in duomo per proporre le sue riflessioni ed anche in ispettoria salesiana aveva trovato spazio per aiutare a pensare su questi temi.
" Il primo passo è quello relativo all’accettazione, da parte di noi credenti tutti, di trovarci davvero in un mondo che è profondamente cambiato rispetto a quello dei nostri genitori e dei nostri nonni, e per i più anziani tra di noi rispetto a quello della nostra giovinezza."
Questa sua frase dice un po' il suo punto di vista sulla realtà attuale e forse il suo ragionare non è così lontano dalla nostra realtà....nel CFP, nelle parrocchie ed oratori, nella scuola dell'infanzia....fra noi. Buona lettura e buona settiana
don Marco
L’intervista: don Armando Matteo è il teologo che in questi anni ha saputo analizzare la complessità del nostro tempo. La sua proposta: un’«opzione Francesco» per mettere in atto le indicazioni del Papa sul rinnovamento della Chiesa.
Toscana Oggi 28 agosto 2021 di Riccardo Bigi
Nel 2017 aveva parlato del difficile rapporto tra i giovani e la fede in un libro dal titolo eloquente, che aveva suscitato grande dibattito:
«La prima generazione incredula» (Rubbettino). Già in precedenza, in un saggio intitolato «L’adulto che ci manca»(Cittadella), aveva esplorato i motivi per cui oggi è difficile educare e trasmettere la fede. Temi ripresi nella sua pubblicazione «Pastorale 4.0» (Ancora editrice) in cui parla di «eclissi dell’adulto» e di come riorganizzare la vita delle parrocchie: nei mesi scorsi, il volume è stato inviato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, a tutti i vescovi italiani come spunto di riflessione prezioso.
Don Armando Matteo, professore di teologia fondamentale all’Urbaniana, è uno degli interpreti del pensiero di papa Francesco, che lo ha da poco nominato sottosegretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede. Un teologo in grado di analizzare con uno sguardo «nuovo» e fuori degli schemi la complessità del nostro tempo.
La Chiesa italiana si prepara ad avviare un «cammino sinodale», rispondendo alle sollecitazioni di papa Francesco. Quali dovranno essere, secondo lei, i primi passi per una conversione pastorale?
«Mi permetta di esprimere la mia gioia per questo cammino sinodale. Ci farà tanto bene. Pregare insieme, pensare insieme, discernere insieme e finalmente decidere insieme è una grazia unica, di cui oggi più che in altri momenti della storia la Chiesa italiana ha bisogno.
Da parte mia, il suggerimento che mi sento di offrire è quello di attuare una sorta di “Opzione Francesco”. Si tratta di tre passi grazie ai quali si potrebbe e dovrebbe provare a tradurre “in italiano” il magistero del nostro amato pontefice. Il primo passo è quello relativo all’accettazione, da parte di noi credenti tutti, di trovarci davvero in un mondo che è profondamente cambiato rispetto a quello dei nostri genitori e dei nostri nonni, e per i più anziani tra di noi rispetto a quello della nostra giovinezza. Siamo in un cambiamento d’epoca, dice appunto Francesco. Siamo cioè in un contesto antropologico molto diverso, che si contraddistingue per riferimenti valoriali molto lontani (quando non antitetici) a quelli del Vangelo. Penso qui al valore inestimabile oggi dell’essere sempre giovani e di conseguenza alla rimozione della vecchiaia e della morte, al “dovere” (diciamo così) per tutti di godersi la vita, di viaggiare, di fare esperienze, all’imperativo a mettere sempre al centro il nostro io tramite i social con la conseguente e gravissima perdita generale del senso di prossimità e del prossimo. Siamo la società dell’eterna giovinezza, del godimento perpetuo, dell’egolatria assoluta».
Una situazione sociale e culturale a cui è necessario reagire. Come?
«Da qui segue il secondo passo che viene da un ascolto attento e attivo del magistero di papa Francesco: accettare che un certo modo di essere cristiani non funziona più. Con le parole proprie del papa, la cristianità è finita. E questa cosa qui va intesa bene. Con la fine della cristianità, non è in gioco la bellezza e la bontà del Vangelo, ma unicamente quella sua traduzione storica del passato legata a un modello antropologico completamente diverso. Pensiamo per un attimo alla vita dei nostri genitori e dei nostri nonni: una vita breve, dura, faticosa, zeppa di sacrifici e attanagliata dalle malattie e addirittura dalla fame. Qui la Chiesa ha compiuto una grande prestazione: ha saputo dare forza, consolazione, speranza, luce. Oggi quel modello pastorale non funziona più».
Il passo successivo allora qual è?
«È il terzo passo dell’“Opzione Francesco”: provare, tutti insieme, a trovare un modo di essere cristiani oggi, di vivere la sequela di Gesù in questo tempo, senza per questo diventare totalmente alieni a questo tempo. E la parola chiave di tutto questo sarà la gioia. La gioia del Vangelo. Il cristiano è uno che sa che la vera gioia è dare gioia, che il modo migliore per godersi la vita è condividerla, che la vera giovinezza è quella legata all’amore, che il migliore investimento del proprio io è la sua declinazione in termini di cura, di dedizione, di generatività nei confronti degli altri, dei più giovani in particolare».
In diversi suoi scritti ha sottolineato il fatto che nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità oggi mancano i ragazzi e i giovani, ma anche i laici adulti in grado di trasmettere la fede. Come si può rispondere a queste mancanze?
«È proprio qui che ci aspetta il lavoro più gravoso e più avventuroso. Il prossimo cammino sinodale dovrà trovare i modi per aiutare le generazioni adulte – quelle più esposte al nuovo mito della giovinezza, del godimento, dell’egolatria – ad ascoltare la bella parola di Gesù. La loro testimonianza cristiana – che oggi è davvero scialba e anemica – è fondamentale nel processo di trasmissione della fede alle nuove generazioni, cui normalmente le nostre comunità dedicano almeno il 70% delle loro energie. Al riguardo, è inutile girarci intorno: sono anni che i genitori ci chiedono per i figli i sacramenti della fede, ma non hanno fede nei sacramenti, che chiedono ai figli di pregare ma loro non pregano dal giorno del loro matrimonio, che chiedono ai figli di andare a Messa la domenica, ma di loro neanche l’ombra in chiesa, che dicono che la religione è una cosa fondamentale ma poi pensano solo alla dieta, al calcio, all’appuntamento dall’estetistica e alla prossima auto da acquistare…»
Questo che conseguenze comporta?
«I bambini e i ragazzi capiscono subito che qualcosa qui non funziona. E ne va di mezzo la loro formazione religiosa. Se Dio non è importante per mio padre e per mia madre, Dio semplicemente non esiste, Dio non è una cosa decisiva per la mia crescita in umanità.
Per questo dobbiamo metterci bene in testa che senza adulti (e dico: adulti, non adultissimi!) credenti, credibili e felici di essere cristiani, il lavoro in parrocchia continuerà ad arrancare vistosamente e ci ritroveremo a dover verificare l’assenza dei più piccoli già la domenica successiva quella della “prima comunione” e quella dei più grandi la domenica successiva alla “confermazione”!»
Lei si è occupato molto dei percorsi di catechismo e della pastorale giovanile in atto nelle parrocchie, sottolineandone spesso le criticità. Quali sono gli aspetti da cambiare, e come?
«Ripeto che il lavoro con gli adulti e per gli adulti resta fondamentale e per questo ritengo che il cuore del lavoro sinodale dovrebbe essere quello di dare vita a una Chiesa per e con gli adulti. Nel frattempo, si può implementare la pastorale rivolta alle nuove generazioni lungo tre direttrici: accostare queste ultime più direttamente al grande tesoro dei Vangeli, trasmettere loro la forza straordinaria che possiede il gesto del pregare, immetterle nel grande cantiere della carità sin da quando mettono piede in parrocchia per il catechismo».
La pandemia ha reso più complicata anche la partecipazione alla Messa domenicale. Quali sono gli aspetti da curare per quanto riguarda la liturgia?
«Il punto è che dobbiamo credere di più nella domenica. La celebrazione della domenica merita il nostro meglio. Abbiamo perciò bisogno di celebrazioni più belle, più vive e soprattutto più ricche di feste. Mi duole sempre il cuore vedere che tanti miei confratelli sono più presi dall’omelia che debbono tenere che non dai canti della Messa. Ho assistito a messe della domenica senza canti! Se la gente non canta, non è invitata e aiutata a cantare, si distrae, non entra nel dinamismo celebrativo e riesce solo in piccola parte a gustare quel cuore meraviglioso della vita cristiana che è l’incontro settimanale con il Signore Risorto, incontro che ci dà quella pace che il mondo non ci può dare e che ci permette di attraversare il travaglio dell’esistenza con scioltezza e con amore».
Quali consigli si sentirebbe di dare a un parroco, a un catechista, a un laico impegnato nella parrocchia, per superare stanchezza e sfiducia?
«Vorrei ripetere qui alcune parole che ho già usato in altre occasioni. Rivolgendomi direttamente a un parroco, a un catechista, a un laico impegnato in parrocchia, gli direi allora: agisci sempre in modo che chiunque attraversi la tua parrocchia possa innamorarsi di Gesù. Agisci sempre in modo che chiunque si sia innamorato di Gesù possa davvero diventare santo e cioè donato agli altri, ai più deboli e ai più poveri. Agisci ancora in modo che sia quello della fraternità il profumo che si respira nella vita della tua parrocchia. Agisci, infine, in modo da poter finalmente spezzare quel vicolo tra depressione e fede che tanto spesso ci caratterizza: come credenti, in verità, noi siamo memoria vivente del Crocifisso Risorto, che ha vinto la morte e ci ha spalancato le porte della Gerusalemme celeste, verso la quale, con inni e canti, procediamo. Di domenica in domenica».
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Gli allievi del CNOS-FAP di Vigliano alla EMO di Milano.

Giornata all'insegna della scoperta dei segreti del futuro della meccanica per i futuri meccanici di Vigliano Biellese. Una sessantina di meccanici e saldatori hanno raggiunto fieramilano Rho per visitare gli stand e conoscere le aziende protagoniste di EMO MILANO 2021. Sono circa 700 le imprese, in rappresentanza di 34 paesi le realtà ospitate nei padiglioni milanesi. Gli espositori stranieri rappresentano circa il 60% del totale. Tra questi, particolarmente nutrite risultano le rappresentanze di Germania, Taiwan, Svizzera, Spagna, Giappone, Francia, Corea del Sud e Stati Uniti. L’intero spettro produttivo – dalla deformazione alla asportazione, dalla robotica alla automazione, dagli utensili ai complementi ausiliari, dalla meccatronica alle tecnologie additive – è presentato nei 6 padiglioni completamente allestiti del quartiere di fieramilano Rho per oltre 100.000 metri quadrati di superficie espositiva totale. Sotto i riflettori sono oltre 3.500 macchine, per un valore superiore a mezzo miliardo di euro. "Abbiamo patito un pò di ritardo per via dei lavori in autostrada ma la visita della fiera ha ampiamente ripagato la pazienza", racconta Fabio Coppo, formatore del corso di Saldocarpenteria che ha accompagnato insieme ai colleghi Luca Ariatta, Davide Givone, Gianluigi Tomasoni, Cristian Corana, Fabio Franceschi e Mauro Gruppo. "E' stata una bella giornata soprattutto una giornata formativa sotto tutti i profili, sia dal punto tecnico, in quanto abbiamo potuto apprezzare le nuove tecnologie legate alla lavorazione dei metalli con macchine a controllo numerico di nuova generazione e attrezzature con alte prestazioni, sia dal punto di vista umano potendo stare insieme, formatori e allievi al di fuori del normale contesto del Centro. Tutti insieme", prosegue Coppo, "abbiamo trovato tutto molto interessante la visita stupendoci insieme delle opportunità offerte dai nuovi strumenti di lavoro. Come sempre in questi casi la cosa più bella che abbiamo apprezzato tutti noi formatori è stato il tempo condiviso insieme ai nostri ragazzi che si sono dimostrati interessati alla visita e hanno condotto la giornata in allegria e totale rispetto! Nel viaggio di ritorno ci siamo scambiati opinioni ma abbiamo anche avuto modo di parlare di noi, delle nostre storie e delle nostre nostre vite. E' stata una bella opportunità per sciogliere quella " barriera" che talvolta si crea a scuola e in questo modosiamo cresciuti nella conoscenza e nel senso della comunità. Spero che questa esperienza", conclude Coppo, "si possa rinnovare più spesso per creare legami tra formatori e ragazzi che distinguono la nostra scuola dalle altre!". vol Da domani i futuri meccanici e saldocarpentieri torneranno all'opera con qualche consapevolezza in più e conqualche motivazione in più soprattutto rispetto alla grande sfida di aggiornamento legata ad un mondo in continua e costante euzione. Grazie come sempre ai  formatori per la disponibilità ad accompagnare i nostri allievi anche in queste interessanti esperienze.            
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Buona settimana! Il saluto del Direttore Don Marco

Linea diretta con il Direttore Don Marco nella settimana che si apre con la festa liturgica di San Francesco e nelle settimane per la Custodia del Creato.
Buona settimana a tutti! Oggi Don Marco Casanova, Direttore dell'Opera Salesiana ci manda il suo saluto e uno spunto di riflessione.
Carissimi/e, per questa settimana vi consegno una riflessione di Papa Francesco (messaggio ai giovani sulle tematiche ambientali). E' un tema che ci riguarda diversi livelli, con un risvolto anche nel nostro essere educatori. La custodia del creato è un tema portato alla nostra attenzione anche dalla Chiesa ed accomuna credenti e non... buona settimana.
Don Marco Casanova.
Ieri Papa Francesco ha inviato due messaggi su tematiche ambientali: uno rivolto ai partecipanti al seminario promosso dall’Italia nell’ambito della “Youth4Climate: driving ambition”, uno ai presenti all’evento dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa “Environment and human rights: Right to safe, healthy and sustainable environment”. Ai giovani riuniti a Milano ha rivolto un ringraziamento per il fatto che si stiano preoccupando tanto delle relazioni umane quanto della cura dell’ambiente, mettendo in crisi il mondo degli adulti. Inoltre, li ha incoraggiati a unire gli sforzi mediante un’ampia alleanza educativa per formare generazioni capaci di ricostruire il tessuto delle relazioni di modo che possiamo giungere a una umanità più fraterna.
«Le soluzioni tecniche e politiche non sono sufficienti se non sono sostenute dalla responsabilità di ogni membro e da un processo educativo che favorisca un modello culturale di sviluppo e di sostenibilità incentrato sulla fraternità e sull’alleanza tra l’essere umano e l’ambiente. Ci dev’essere armonia tra le persone, uomini e donne, e l’ambiente. Non siamo nemici, non siamo indifferenti. Facciamo parte di questa armonia cosmica.»
Al Consiglio d’Europa il pontefice ha detto che non c’è più tempo per aspettare, che bisogna agire con ogni strumento che rispetti i diritti umani e i principi della democrazia e dello stato di diritto. Infatti, bisogna garantire a ogni persona la possibilità di vivere con dignità e di svilupparsi integralmente. Se invece l’essere umano si pensa come il signore dell’universo e non come il suo amministratore responsabile, ogni spreco, ogni abuso viene giustificato e tratta i suoi simili e la natura come meri oggetti.
«Già gli antichi dicevano: “Esse oportet ut vivas, non vivere ut edas” – “Si deve mangiare per vivere, non vivere per mangiare”. Si deve consumare per vivere, non vivere per consumare. E soprattutto mai si deve consumare sfrenatamente, come accade oggi. Ognuno deve usare della terra ciò che serve al proprio sostentamento. Tutto è collegato, e come famiglia delle nazioni dobbiamo avere una comune preoccupazione […]. C’è bisogno, pertanto, di un reale cambiamento di rotta, di una nuova coscienza del rapporto dell’essere umano con sé stesso, con gli altri, con la società, con il creato e con Dio.»
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La parola del Direttore. Don Marco ci scrive!

Buongiorno a tutti, mi permetto di scrivere due righe per offrire alla vostra lettura qualcosa che possa aiutare a riflettere sui giovani, sulla fede e su noi stessi! Lo farò ogni tanto, se può esservi utile segnalando qualcosa di possibilmente significativo e non troppo lungo da leggere. Mi rivolgo innanzitutto ai formatori del CFP, ma condivido anche con altri della comunità educativa della nostra opera. Credo che un compito del direttore dell'opera possa essere anche questo. Fatemi sapere se vi può servire, segnalate a vostra volta qualcosa che può aiutarci per il nostro servizio di educatori e non solo. Grazie!     I giovani e la fede nel tempo della pandemia In un’indagine emerge che l’espressione “niente sarà più come prima” significherà per loro un nuovo modo di vivere le relazioni. La pandemia che stiamo vivendo oramai da un anno rende ancora più complessa la relazione tra la fede e i giovani, i quali difficilmente guardano al futuro con fiducia. In questo periodo, per i ragazzi la rielaborazione di molti significati della vita è particolarmente impegnativa, tanto che il Covid rappresenterà probabilmente una frattura generazionale. L’espressione “niente sarà più come prima” significherà per loro un nuovo modo di rapportarsi alla realtà, di vivere le relazioni, di scegliere le priorità. La dott.ssa Paola Bignardi, coordinatrice dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo, ha presentato alcune testimonianze raccolte in indagini realizzate tra i giovani e le riflessioni a riguardo durante l’incontro nazionale online della Pastorale universitaria, tenuto il 3 marzo scorso. Nella sua relazione I giovani, la fede e il futuro. Esercizi di discernimento nel tempo della pandemia, si legge che la crisi pandemica ha aumentato in loro il senso di apprensione e incertezza, ma, allo stesso tempo, li ha costretti a guardare alla vita da un altro punto di vista: quello della fragilità, dell’empatia, del limite, dell’imprevedibile. Tra chi dice che «La morte ti fa capire che si può morire. Pensare questa cosa cambia la prospettiva. […] Cadrà un po’ tutto quello che ti sei costruito e rimarranno solo le cose importanti veramente» e chi afferma che «La nostra vita non ce l’abbiamo in mano. […] la vita non è data per scontata, è un dono, e per questo ogni giorno è prezioso», si sta insinuando una nuova consapevolezza che genera conseguenze sul modo di vivere. Queste esperienze hanno fatto emergere la questione della fede, anche se in maniera quasi sommessa. Per i ragazzi, il Covid è un problema della scienza, perché Dio non ha nulla a che vedere con ciò che accade nella storia umana. Essi non Gli danno alcuna colpa, quindi, ma nemmeno Lo interrogano. Dio è visto più che altro come una forza consolatoria nei momenti difficili e il rapporto con Lui è inteso in modo individualistico e intimo: «Ognuno di noi ha un rapporto singolare col proprio Dio. Ognuno di noi è unico e quindi ognuno di noi ha la sua idea di Dio»; «Preferisco sempre la preghiera in camera mia o comunque in posti privati e preferisco le preghiere non prestabilite. L’Ave Maria e il Padre Nostro sono preghiere bellissime, e ovviamente non si toccano, però mi piace anche un discorso diretto con Dio». A fronte di queste e altre testimonianze, la ricercatrice arriva a queste conclusioni: – i giovani non respingono la prospettiva di fede, casomai la interpretano soggettivisticamente al di fuori di ogni riferimento istituzionale, storico e oggettivo; – manca loro qualsiasi elaborazione della trascendenza, in quanto l’esperienza di Dio la fanno dentro di sé in maniera emotiva; – il loro atteggiamento religioso è quello di chi guarda a Dio dentro il proprio orizzonte, in funzione del proprio benessere soggettivo. I giovani non paiono quindi persone di poca fede, ma di una fede diversa e individuale, all’interno della quale farsi tante domande e affrontare le proprie inquietudini. È sbrigativo, dunque, valutarli a partire dalla pratica religiosa tradizionale. Occorre invece trovato loro una collocazione nel sistema pastorale della comunità cristiana, anche perché, nella generalità dei casi, essi non sono né ostili né indifferenti alla spiritualità. Ora, i ragazzi non hanno parole per raccontare il loro mondo interiore e non hanno luoghi dove portare i loro interrogativi confusi. Siccome nelle indagini è emerso che il senso della vita si trova soprattutto nelle relazioni, servono figure adulte che abbiano la credibilità e l’autorevolezza nel portare loro calore, protezione e rassicurazione.
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